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"Cattivi" di Francesco Chiantese.

9 nov 2019
Tempo di lettura: 3 min


Dal libretto di sala di "Cattivi" (opera teatrale):

"Se siete qui probabilmente amate l’arte. Qual è il vostro quadro preferito? Quale la vostra composizione a cui non sapreste rinunciare? In quale architettura vorreste vivere i momenti più importanti della vostra vita? Io amo molto le fotografie di Francesca Woodman, una giovane fotografa, che decise di congedarsi dal mondo a soli 22 anni. Non sopporto quando, guardando le sue foto, in molti si convincono di vederci il segno che avrebbe deciso di uccidersi; come se tutta la sia vita si potesse leggere esclusivamente in chiave di quella scelta finale. Accade anche con le donne e gli uomini che compiono un delitto efferato; tutta la loro biografia, ogni elemento, ci appare spesso concepibile esclusivamente alla luce di quella scelta crudele. Ci stupiamo se venivano riconosciuti come “bravi vicini”, ci stupiamo che abbiano ricevuto amore, che abbiano amato, magari che abbiano amato proprio la loro vittima. L’orrore quando incontra una biografia l’appiattisce, la copre, se ne impossessa, si trasforma nel punto di vista da cui gli altri possono osservarci. Se siete qui probabilmente amate l’arte.

Come me amate musei, concerti, architetture. Come me dedicate del tempo ad immergervi, ad osservarle. E’ buffo; quanto tempo passiamo ad osservare le creazioni e quanto poco, di solito, investiamo nell’osservare gli artefici delle creazioni. Credo che accada perché è più semplice. La creazione ha dei confini limitati, scelti, spesso rifiniti; i creatori, le donne e gli uomini che ci sono accanto, no; sono infiniti, in essi è contemplata la meraviglia e l’orrore. Il teatro è la forma d’arte che più delle altre confonde creazione ed artefici; in teatro l’essere umano è creatore, strumento di creazione, materiale della creazione, ed infine creazione stessa. Illudendosi di mostrarvi la creazione gli attori trovano il coraggio di restare nudi dandovi la possibilità di osservarli, in quanto donne, in quanto uomini, nella loro complessità mentre a loro volta in qualche modo vi osservano. Questa è la riflessione che sta alla base del lavoro in Accademia Minima, nella nostra Bottega; questa è la riflessione da cui scaturisce anche il lavoro che ha portato alla nascita di “Cattivi”. "



Francesco Chiantese

è regista, attore, drammaturgo e pedagogo teatrale.

Incontra il teatro da adolescente come strumento di azione della controcultura napoletana e lo prende in prestito.

Nel suo percorso ha avuto modo di incontrare tra gli altri Claudio Ascoli, Michele del Grosso, Laura Curino, Eugenio Barba, Marcel Marceau, Roberta Carreri, Judith Malina,  Franco di Francescantonio, Simona Cieri, Mariaclaudia Massari, Tage Larsen, Marco Baliani, Yoshi Oida, Torgeir Wethal, Julia Varley, Wes Howord, Franco Scaldati, Moni Ovadia, Mimmo Cuticchio, Mamadou Dioume, Eimuntas Nekrosius, Nicolai Karpov, Marco Paolini, Germana Giannini, Peppe Barra, Armando Punzo. Virgilio Sieni, Mario Barzaghi.

Ha collaborato tra le altre con compagnie come i Chille de la balanza di Firenze, il Teatro dei Venti di Modena,  e con istituzioni come l’Università degli Studi di Siena, Università Roma Tre, Università di Palermo, Centro di Cultura Italiana di Cluj-Napoca in Romania, Consiglio Nazionale della Ricerca, Comune di San Gimignano, Comune di San Quirico…

E’ autore di numerosi testi teatrali e del saggio In Limine, Appunti per un Teatro dei sintomi (ed. Lampidistampa).

Attualmente è direttore artistico della compagnia Teatro dei Sintomi e della stagione teatrale Teatrino di Palazzo Chigi in San Quirico d’Orcia; guida la sua bottega teatrale “Accademia Minima” in Siena; si occupa della compagnia teatrale Pantheatre del Movimento Pansessuale ArciGay di Siena, realizza progetti ed attività per bambini, adolescenti e famiglie con la cooperativa Pleiades, per Accademia Minima del Teatro Urgente realizza progetti culturali per comuni ed istituzioni.

E’ possibile avere maggiori informazioni su di lui visitando il suo sito

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