Chet Baker in carcere a Lucca.
Aggiornamento: 5 gen 2020

Lucca, agosto 1960: l’auto percorre la strada che da Lucca porta a “La Bussola” di Marina di Pietrasanta, quando il guidatore si ferma ad una stazione di servizio, “un’oasi incastrata malamente in quel deserto asfaltato. Le vene gridano, implorano un po’ di sollievo; solo un altro po’. Ma cos’è? Sempre più vicino, sempre più forte. Bam. Bam. “Carabinieri, apra la porta!”. Bam. Bam. Cops? Ma era tutto così lontano, confuso”.
Chet Baker lo trovano così, nel cesso, in stato di semi-incoscienza, stordito e con notevole quantità di droga in suo possesso.
Immediatamente arrestato, nel processo che si tiene qualche settimana dopo,

Chet viene accusato di tre reati: possesso di stupefacenti, falsificazione di una firma per ottenere il Palfium 875 (un metadone di matrice belga che conduceva ad una dipendenza perfino maggiore dell’eroina, concepito in principio come antagonista ) e furto di ricettario in uno studio medico, sebbene poi quest’ultima accusa fu fatta cadere l’ultimo giorno della sentenza, per cui viene condannato a un anno, sette mesi e dieci giorni di carcere, da scontarsi proprio a Lucca, nel carcere di San Giorgio (attiguo alle mura della città).
Solo in seguito a numerose richieste, dapprima rigettate, il giudice concesse a Chet il permesso di suonare la sua tromba in carcere, ma solo per cinque minuti e due volte al giorno.
Così ogni giorno sulla passeggiata delle Mura, davanti alla prigione, si radunerà una piccola folla ad ascoltarlo (Lucca era allora un piccolo ma tenace zoccolo duro del Jazz in Toscana); e non solo…. si dice che per fargli gli auguri di Natale, Henghel Gualdi sfidò addirittura la legge: nel dicembre 1960, di passaggio a Lucca verso Reggio Emilia per un recital, insieme con il suo gruppo improvvisò un piccolo concerto di fronte al carcere, prima di essere allontanato dagli agenti.

In carcere gli fu consentito anche di lavorare nella legatoria dell’istituto, in compagnia di un altro detenuto straniero, e qualche volta di poter intrattenere un incontro clandestino con la compagna di allora, e futura moglie, Carol Jackson, un’attrice britannica conosciuta a Milano quando il trombettista si trovava sotto contratto al Santa Tecla.
La vita nell’antico carcere era indubbiamente molto dura, visto che la cella era sprovvista di un impianto di riscaldamento e l’unico passatempo di Baker era la lettura sotto la luce di una scarna lampadina da 5w.
Poi, va be’, la pena finalmente ebbe termine e Chet fu scarcerato.

Baker fu rilasciato in anticipo di una settimana, il 14 dicembre del 1961, e prese alloggio al solito Hotel Universo, in piazza del Giglio, camera 15, unendosi ben presto agli amici jazzisti del Quintetto di Lucca che organizzarono un concerto in suo onore proprio sul palco del sottostante Teatro.

Tutto continuò abbastanza bene, almeno fino al 1962 quando Chet sarà arrestato di nuovo, questa volta in Germania, e poi ancora in Inghilterra. Espulso, tornò negli Stati Uniti, dove visse un periodo di buio, rimanendo anche senza denti per via – disse – di una scazzottata, più probabilmente per un regolamento di conti con gli spacciatori. Dizzy Gillespie gli dette i soldi per una dentiera e per rimettersi in sesto. E ricominciò a suonare.
Poi, la storia del Jazz andrà avanti, ma a Lucca e dintorni quei suoni dal carcere non smetteranno mai di riecheggiare.


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