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Miles Davis racconta quando cadde nelle mani della polizia di New York.

22 ott 2020
Tempo di lettura: 2 min




Avevo appena finito di fare una trasmissione per la Giornata delle Forze Armate, sai, "Voice of America" e tutte quelle stronzate. Avevo appena accompagnato una bella ragazza bianca di nome Judy a prendere un taxi. E' salita nel taxi e io sono lì, davanti al Birdland, bagnato perché è una notte calda, vaporosa e 'muggy' d'agosto.

Questo poliziotto bianco si avvicina a me e mi dice di andare avanti. Ho detto: «Movermi, per cosa? Lavoro qui. Questo è il mio nome lassù, Miles Davis», e ho indicato il mio nome sul portico tutto illuminato.


Ha detto: «Non mi interessa dove lavori, ho detto di andare avanti! Se non vai avanti, ti arresto. Gli ho solo guardato il viso dritto e duro e non mi sono mosso. Poi ha detto: «Sei in arresto!» Ha preso le manette, ma stava facendo un passo indietro. . . Mi sono appoggiato più vicino perché non gli avrei dato nessuna distanza per potermi colpire in testa. . . Una folla si era radunata all’improvviso dal nulla, e questo agente bianco è entrato e si è fatto avanti!

Mi colpisce in testa. Non l’ho visto arrivare. Il sangue stava scorrendo giù lungo la giacca khaki che avevo addosso. . . .


Poi la polizia mi ha portato al 54esimo distretto, dove hanno fatto delle foto di me che sanguinavo. . . mi dicono alla stazione: «Tu sei il sapiente, eh?» Poi mi picchiavano, cercavano di farmi arrabbiare, così probabilmente potevano battermi di nuovo in testa. Io me ne sto seduto lì a prendere tutto, a guardare ogni mossa che fanno.


Ora mi sarei aspettato questo tipo di stronzate sulla resistenza all'arresto e tutto il resto ma a East St Louis, ma non qui a New York City, che dovrebbe essere la città più elegante e hippest del mondo. Ma poi, di nuovo, ero circondato da bianchi e ho imparato che quando succede, se sei nero, non c'è giustizia. Nessuna.






Miles Davis fu vittima di un'aggressione, non certo provocata da lui, da parte della polizia nel 1959. Nell'agosto del 1959, il grande trombettista jazz Miles Davis era all'apice della sua fama e della sua potenza artistica. Settimane dopo aver registrato il suo iconico album "Kind of Blue", è stato fermato, molestato e aggredito da un agente di polizia. L'incidente fu ampiamente segnalato all'epoca. È anche qualcosa di cui Davis ha scritto nella sua autobiografia nel 1989.



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